TITOLO: La corte di rose e spine
AUTORE: Sarah J. Maas
EDITORE: Mondadori
DATA: 19 Marzo 2019
PREZZO: €16,90
GENERE: Fantasy, Romance
TIPOLOGIA: Trilogia ( A COURT OF THORNS AND ROSES #1)
TRAMA: «Un paio di occhi dorati brillavano nella boscaglia accanto a me. La foresta era silenziosa. Il vento non soffiava più. Persino la neve aveva smesso di scendere. Quel lupo era enorme. Il petto mi si strinse fino a farmi male. E in quell'istante mi resi conto che la mia vita dipendeva da una sola domanda: era solo? Afferrai l'arco e tirai indietro la corda. Non potevo permettermi di mancarlo. Non quando avevo una sola freccia con me.»
Perché inizio con questa premessa vi chiederete, e bene, mi aspettavo un vero e proprio capolavoro, definizione che farei attenzione ad usare almeno in parte, per questo primo volume.
Il libro ha tanti pregi ma io non eviterei di mettere qualche puntino sulle i.
nella sua interezza è una lettura piacevole, piena di avvenimenti che anche se privi di azione, grazie allo stile di scrittura dell'autrice, riescono a non essere statici bensì connotati da un ritmo incalzante. Tutto il romanzo, ma in modo particolare la parte introduttiva del libro (l'antefatto per intenderci) è caratterizzato da uno stile che io definirei quasi poetico, è ricco di descrizioni per nulla scontate ma caratterizzanti dei vari luoghi. Ogni ambiente ha una sua magia che conosciamo sia, grazie alle descrizioni magistrali dell'autrice, sia attraverso il passatempo della protagonista, la pittura (molto apprezzato dalla sottoscritta) che conferisce un aspetto personale ed emotivo, non solo ai personaggi ma, come detto, anche alle ambientazioni.
Passiamo ora al punto saliente della mia recensione: i personaggi. La protagonista Feyre mi è piaciuta ma devo dire, con qualche riserva: è una ragazza sveglia che ha imparato a cavarsela da sola fin da bambina, a causa della povertà che ha colpito la sua famiglia, un tempo benestante. Da sempre quindi, la sopravvivenza del padre e delle sorelle grava interamente sulle sue spalle e ciò significa (o almeno così mi aspettavo) che avremmo dovuto trovarci davanti ad una protagonista molto perspicace e caratterizzata da una ferrea forza di volontà (per la miseria ha fatto sopravvivere un'intera famiglia per anni!) sin dall'inizio. È così infatti che ci viene descritta ma per tre quarti del libro non fa altro che rimuginare sulla sua situazione; quando cerca di trovare delle soluzioni mi è sembrato che lo facesse unicamente per riempire le sue giornate; è schiva e distante da tutto e tutti poi magicamente ama e apprezza il mondo e chi la circonda. Ho trovato questo suo cambiamento molto destabilizzante perché poi nell'ultima parte del libro, all'improvviso appare la Feyre che tanto amo: una ragazza determinata, pronta a sacrificare tutto pur di non sacrificare i suoi obiettivi, è una versione fantasy della donna emancipata che io considero realistica, (ebbene sì , dico questo anche se tutto il suo agire viene presentato in funzione dell'amore per un uomo, perché restare da sola non significa essere più emancipata di altre). Ovvero una donna che commette degli errori per puro egoismo ma che poi scende a patti con essi, li riconosce e non si nasconde dietro ad un muro di ideali utopistici e inutilmente buonisti, una donna che agisce come essere umano dalla natura complessa e in quanto tale non può fare sempre la cosa giusta.
[sicuramente mi accuserete di essere troppo pretenziosa ed esagerata se trovo grandi messaggi dietro libri di intrattenimento per ragazzi, ma per me la bellezza della lettura e della quotidianità è questa, saper trarre piccole/grandi riflessioni da tutto ciò che ci circonda].
Per quando riguarda i due personaggi maschili principali invece, Tamlin è di una bellezza d'animo indescrivibile, uno di quei personaggi di cui ci piace leggere perché ci allontanano dalle cattiverie della vita reale; Rysand al contrario è l'emblema della complessità dell'essere umano, ricco di ombre che ne condizionano le azioni ma nel cui animo brucia ancora una minuscola scintilla di speranza e voglia di ricredersi in merito alla cattiveria propria e della realtà.
Ho apprezzato invece (amato e odiato in base a chi esaminiamo), dall'inizio alla fine, i personaggi secondari sia buoni che cattivi, perché molto coerenti, durante tutto il corso della lettura, con la loro caratterizzazione (Lucien è il mio preferito ovviamente).
IN SINTESI il libro, anche se in alcuni momenti mi ha fatto dire "e quindi? cosa vogliamo fare? ci diamo una svegliata?", mi è piaciuto molto, soprattutto nell'ultima parte che quindi, mi fa intendere che ci sarà un grande sviluppo della storia e dei personaggi e ciò mi porta ad avere GRAANDI speranze.
Voi che ne pensate del libro? Siete d'accordo con le mie idee? Fatemi sapere
Una volta tornata al suo villaggio dopo aver ucciso quel lupo spaventoso, però, la diciannovenne Feyre riceve la visita di una creatura bestiale che irrompe a casa sua per chiederle conto di ciò che ha appena fatto. L'animale che ha ucciso, infatti, non era un lupo comune ma un Fae e secondo la legge «ogni attacco ingiustificato da parte di un umano a un essere fatato può essere ripagato solo con una vita umana in cambio. Una vita per una vita».
Ma non è la morte il destino di Feyre, bensì l'allontanamento dalla sua famiglia, dal suo villaggio, dal mondo degli umani, per finire nel Regno di Prythian, una terra magica e ingannevole di cui fino a quel momento aveva solamente sentito raccontare nelle leggende. Qui Feyre sarà libera di muoversi ma non di tornare a casa, e vivrà nel castello del suo rapitore, Tamlin, che, come ben presto scoprirà la ragazza, non è un animale mostruoso ma un essere immortale, costretto a nascondere il proprio volto dietro a una maschera. Una creatura nei confronti della quale, dopo la fredda ostilità iniziale, e nonostante i rischi che questo comporta, Feyre inizierà a provare un interesse via via più forte che si trasformerà ben presto in una passione dirompente.
Ma non è la morte il destino di Feyre, bensì l'allontanamento dalla sua famiglia, dal suo villaggio, dal mondo degli umani, per finire nel Regno di Prythian, una terra magica e ingannevole di cui fino a quel momento aveva solamente sentito raccontare nelle leggende. Qui Feyre sarà libera di muoversi ma non di tornare a casa, e vivrà nel castello del suo rapitore, Tamlin, che, come ben presto scoprirà la ragazza, non è un animale mostruoso ma un essere immortale, costretto a nascondere il proprio volto dietro a una maschera. Una creatura nei confronti della quale, dopo la fredda ostilità iniziale, e nonostante i rischi che questo comporta, Feyre inizierà a provare un interesse via via più forte che si trasformerà ben presto in una passione dirompente.
Quando poi un'ombra antica si allungherà minacciosa sul regno fatato, la ragazza si troverà di fronte a un bivio drammatico. Se non dovesse trovare il modo di fermarla, sancirà la condanna di Tamlin e del suo mondo...
RECENSIONE: Un primo volume promettente!
Prima di parlarvi effettivamente delle mie considerazioni mi sento in dovere di dirvi che ho iniziato questo libro con altissime aspettative.Perché inizio con questa premessa vi chiederete, e bene, mi aspettavo un vero e proprio capolavoro, definizione che farei attenzione ad usare almeno in parte, per questo primo volume.
Il libro ha tanti pregi ma io non eviterei di mettere qualche puntino sulle i.
nella sua interezza è una lettura piacevole, piena di avvenimenti che anche se privi di azione, grazie allo stile di scrittura dell'autrice, riescono a non essere statici bensì connotati da un ritmo incalzante. Tutto il romanzo, ma in modo particolare la parte introduttiva del libro (l'antefatto per intenderci) è caratterizzato da uno stile che io definirei quasi poetico, è ricco di descrizioni per nulla scontate ma caratterizzanti dei vari luoghi. Ogni ambiente ha una sua magia che conosciamo sia, grazie alle descrizioni magistrali dell'autrice, sia attraverso il passatempo della protagonista, la pittura (molto apprezzato dalla sottoscritta) che conferisce un aspetto personale ed emotivo, non solo ai personaggi ma, come detto, anche alle ambientazioni.
Passiamo ora al punto saliente della mia recensione: i personaggi. La protagonista Feyre mi è piaciuta ma devo dire, con qualche riserva: è una ragazza sveglia che ha imparato a cavarsela da sola fin da bambina, a causa della povertà che ha colpito la sua famiglia, un tempo benestante. Da sempre quindi, la sopravvivenza del padre e delle sorelle grava interamente sulle sue spalle e ciò significa (o almeno così mi aspettavo) che avremmo dovuto trovarci davanti ad una protagonista molto perspicace e caratterizzata da una ferrea forza di volontà (per la miseria ha fatto sopravvivere un'intera famiglia per anni!) sin dall'inizio. È così infatti che ci viene descritta ma per tre quarti del libro non fa altro che rimuginare sulla sua situazione; quando cerca di trovare delle soluzioni mi è sembrato che lo facesse unicamente per riempire le sue giornate; è schiva e distante da tutto e tutti poi magicamente ama e apprezza il mondo e chi la circonda. Ho trovato questo suo cambiamento molto destabilizzante perché poi nell'ultima parte del libro, all'improvviso appare la Feyre che tanto amo: una ragazza determinata, pronta a sacrificare tutto pur di non sacrificare i suoi obiettivi, è una versione fantasy della donna emancipata che io considero realistica, (ebbene sì , dico questo anche se tutto il suo agire viene presentato in funzione dell'amore per un uomo, perché restare da sola non significa essere più emancipata di altre). Ovvero una donna che commette degli errori per puro egoismo ma che poi scende a patti con essi, li riconosce e non si nasconde dietro ad un muro di ideali utopistici e inutilmente buonisti, una donna che agisce come essere umano dalla natura complessa e in quanto tale non può fare sempre la cosa giusta.
[sicuramente mi accuserete di essere troppo pretenziosa ed esagerata se trovo grandi messaggi dietro libri di intrattenimento per ragazzi, ma per me la bellezza della lettura e della quotidianità è questa, saper trarre piccole/grandi riflessioni da tutto ciò che ci circonda].
Per quando riguarda i due personaggi maschili principali invece, Tamlin è di una bellezza d'animo indescrivibile, uno di quei personaggi di cui ci piace leggere perché ci allontanano dalle cattiverie della vita reale; Rysand al contrario è l'emblema della complessità dell'essere umano, ricco di ombre che ne condizionano le azioni ma nel cui animo brucia ancora una minuscola scintilla di speranza e voglia di ricredersi in merito alla cattiveria propria e della realtà.
Ho apprezzato invece (amato e odiato in base a chi esaminiamo), dall'inizio alla fine, i personaggi secondari sia buoni che cattivi, perché molto coerenti, durante tutto il corso della lettura, con la loro caratterizzazione (Lucien è il mio preferito ovviamente).
IN SINTESI il libro, anche se in alcuni momenti mi ha fatto dire "e quindi? cosa vogliamo fare? ci diamo una svegliata?", mi è piaciuto molto, soprattutto nell'ultima parte che quindi, mi fa intendere che ci sarà un grande sviluppo della storia e dei personaggi e ciò mi porta ad avere GRAANDI speranze.
Voi che ne pensate del libro? Siete d'accordo con le mie idee? Fatemi sapere
VOTO:
3.75 caffè libreschi







